FOMO. Quando la paura di perderci qualcosa che può essere successo online ci impedisce di godere i momenti on e off line

Eccoci qui alla seconda puntata con ospite! Ho qui con me Marta Pavia, che forse conoscerete meglio come “Zuccaviolina”, che è il suo nick su Instagram.

Benvenuta!

Marta ha scelto di darsi una definizione professionale che adoro, Instagram-prof, e infatti fa questo: insegna come usare Instagram e lo fa in un modo davvero particolare, perché esce da quelle che possono essere le dinamiche urlate di un social troppo a misura di algoritmo.

Marta ha uno stile delicato, direi intimista ed empatico.

Il motivo per cui ho fortemente voluto la tua presenza qui oggi è perché, secondo me, ma credo anche secondo tutti i tuoi follower, tu rappresenti molto bene un modello di approccio positivo ai social network.

Dal tuo modo di porti, ai contenuti che pubblichi, alla meravigliosa challenge delle gioie di Natale, il messaggio che passa è che i social possono ancora essere un luogo di condivisione di bellezza e sviluppo della creatività.

Quando si guardano i tuoi contenuti, sembra di respirare un po’ più a fondo perché trasmettono pace, serenità, calma…

Questo mese ho scelto come tema del podcast la FOMO, la Fear of Missing Out (o paura di perdersi qualcosa).

Nell’episodio 3 abbiamo analizzato questo fenomeno dal punto di vista, per così dire, analogico, offline. Cioè quella forma di ansia sociale che proviamo quando ci sentiamo indietro in qualche tappa della vita personale o professionale.

Se questo può succedere già normalmente nella vita di tutti i giorni, a maggior ragione il fenomeno è evidente e marcato sui social, che enfatizzano un po’ tutto.

E quindi, oggi parliamo di FOMO sui social, ma soprattutto mi piacerebbe parlare di come avere un approccio più rilassato e sereno quando usiamo i social.

E chi avrei mai potuto invitare se non la fantastica Instagram-prof? 

—– 

Ciao Marta, benvenuta nel cerchio della Tenda Rossa.

Parlando di FOMO e social, il mio primo pensiero va soprattutto a chi sta sui social per scopi professionali e quindi si pone dal punto di vista del produttore di contenuti.

Quando devi produrre dei contenuti dai quali dipende anche un po’ il successo o l’insuccesso di un’attività economica può essere molto più complesso gestire la paura di rimanere indietro su qualcosa, a cui si possono aggiungere i blocchi da pagina bianca e la carenza di nuovi spunti…

Quindi mi chiedevo: tu come ti organizzi per la pubblicazione dei tuoi contenuti? Quanto affidi ad una progettazione, il famoso e molto spesso nominato PIANO EDITORIALE, e quanto invece è spontaneo?

Non sono una pianificatrice. Non faccio un piano editoriale. Non credo che la pianificazione possa funzionare per tutti. Anzi, a dirla tutta, sento spesso interviste a creator molto bravi che dicono che i loro post nascono pochi minuti prima della pubblicazione, ma siamo tutti diversi, i cervelli sono tutti diversi. Per qualcuno probabilmente la pianificazione è rassicurante e anche efficace. La pubblicazione dei miei contenuti di solito avviene quando si incontrano questi tre fattori:

– l’urgenza comunicativa di dire qualcosa in cui credo

– il fatto di avere pronti i contenuti che mi servono per comunicarlo

– il momento in cui mi sento emotivamente pronta per dirlo

Questo non vuol dire che tutti i miei post nascano cinque minuti prima della pubblicazione (anzi, di quello non ne sono capace), però sono frutto di un insieme di elementi che si incontrano spesso in modo non troppo predeterminato. A volte, se non si incontrano tutti e tre, mi rimane qualcosa di cominciato e non pubblicato. Assolutamente non sono in grado di farmi una lista di date in cui pubblicare delle cose, se non per tempi brevissimi (il mio massimo sono i 25 giorni consecutivi di #gioiedinatale, ed è già uno sforzo).

Adesso invece vorrei parlare di un altro tema che mi sta molto a cuore: i social come luogo di condivisione del bello, della creatività e di cura verso il nostro pubblico (piccolo o grande che sia). 

E so che anche tu hai questa visione del mondo social. 

Però è anche vero che i social restano un terreno ricco di trappole e che si possono rivelare molto faticosi per chi produce contenuti e ha magari paura di non essere sul pezzo e di perdersi qualche opportunità di conversazione.

Per te ci sono stati momenti in cui la condivisione sui social è stata un peso perché ti sei trovata “nell’obbligo” di pubblicare?

Penso ad esempio al tuo bellissimo progetto natalizio “Gioie di Natale” (per chi non lo conoscesse è una challenge su Instagram che consiste nel pubblicare ogni giorno dell’avvento un contenuto ispirazionale a tema Natale).

Ecco questo progetto è pieno di uno spirito positivo, ma mi sono chiesta spesso se per te che lo organizzi e lo gestisci non si possa talvolta rivelare un’arma a doppio taglio.

O se ti vengono in mente anche altre situazioni di cui ci vuoi parlare e qual è il tuo approccio per sentirti sempre libera e leggera quando usi i social.

Sì, #gioiedinatale è faticosissimo per me, specialmente da quando sono diventata madre di un bambino e il tempo che dedico al mio lavoro si è ridotto all’osso. Quest’anno, per la prima volta in 8 anni, non sono riuscita a fornire all’inizio del contest l’elenco dei 25 temi, e ho navigato “a vista”. Onestamente, anche se so che dispiacerà a molti, sto seriamente pensando di non farlo l’anno prossimo.

Vorrei ora affrontare con te un tema spinoso: il mostro dei trend… Questi trend di cui tutti tanto parlano, non sono altro che contenuti molto simili riprodotti da un gran numero di persone. Secondo alcuni espertoni di Ig che hanno un approccio un po’ meno umanizzante al social, se non fai i trend non vai da nessuna parte.

A me viene un po’ da dire “che noia”!! 

O meglio ci sono dei trend che se vengono riprodotti con creatività, sono anche molto interessanti, altrimenti io patisco un po’ l’appiattimento generale quando rivedo sempre lo stesso contenuto riprodotto in modo identico…

Io so bene che tu non hai sicuramente l’ansia di perdere un trend perché parli spesso di questo sui tuoi canali, ma so che per alcuni la questione di stare nei trend è vissuta con molta apprensione, oserei dire in alcuni casi con ansia (la nostra amica FOMO)… 

Quanto studi per capire se stai pubblicando la cosa giusta? Quanto ti lasci trasportare dalla creatività nel realizzare qualcosa di bello e semplicemente fai uscire quello che ti piace senza pensare troppo se sia o meno un trend?

 

Bella domanda. Il mio approccio ai trend di solito è: ah, ecco un trend. Come si può fare meglio? Se non mi viene nessuna idea per svolgere il “compitino” mettendoci qualcosa che gli faccia fare “un passo in più”, non lo svolgo. È un po’ come quando si chiede a un cantante di fare la cover di una canzone non sua: il valore aggiunto è importante. Detto ciò, non voglio sembrare troppo brillante, perchè non lo sono. La maggior parte delle volte semplicemente non mi viene in mente niente, anche perchè non ho particolare ironia ad esempio, non sono molto arguta, quindi spesso non seguo i trend perchè non so proprio come metterci questo ingrediente magico che li migliori. Preferisco, piuttosto, sforzarmi per creare un format “solo mio” che utilizzi lo stesso linguaggio (ad esempio, nel caso dei reel, linguaggio video), per dire qualcosa che ritengo utile, emozionante o importante.

E poi come domanda finale ti vorrei chiedere: quanto usi IG per lavoro e per la vita e se c’è una linea di confine che riesci a darti in modo che lo strumento non diventi una trappola?

No, magari. Non sono mai riuscita a mettere un confine netto tra la mia vita e il mio lavoro, perlomeno non nell’uso dei social, e non saprei nemmeno bene come farlo. Sostanzialmente, ci ho rinunciato. Ultimamente, facendo Mindfulness (che è una versione “laica” della meditazione orientale), ho capito che una soluzione possibile è “stare” nel momento, ascoltarmi e capire quando quello che sto facendo mi provoca malessere, perchè a volte sì, me lo provoca, e cercare, a quel punto, di smettere (o di fare una pausa). 

Così come sto cercando di imparare e a indirizzare la mia attenzione verso i social quando mi sembra che lo richiedano, e verso la vita quando mi sembra che lo richieda. Esempio scemo, sto imparando a posare il telefono e a spostare intensamente la mia attenzione verso mio figlio Lucio quando lui mi chiama. Perchè credo che non usare il telefono in sua presenza, con una vita come la mia, sia utopico, ma vorrei diventare esperta (e che magari un giorno lo diventasse anche lui), nel gesto di staccarmi da lì con forza e dirigere la mia attenzione verso altro. Perché è quello il momento critico, la vera difficoltà. Poi può darsi che più avanti mi darò delle regole ferree, addirittura numeriche di ore di lavoro/tempi di utilizzo  ma avrai capito che per come funziono io queste modalità non hanno mai funzionato (anche perchè io non sono in grado di ricordarmi i numeri: civici, orari, anni di nascita… zero).

Per tutto quello che non fosse chiaro, non esitare a scrivermi!

Grazie per il tuo fondamentale supporto!

Se vuoi scoprire di più su Marta e il suo lavoro puoi seguirla su Instagram o sul suo sito



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